Gay & Bisex
Le mie mutandine rosa
Kimboy74
09.03.2026 |
2.299 |
8
"Venimmo insieme di nuovo: io schizzai sulle lenzuola, lui dentro di me, il suo sperma che mi colmava caldo e appiccicoso..."
Le mutandine da donna le indossavo sempre di nascosto, alimentavano il mio lato femminile e mi facevano drizzare il pisello al solo pensiero. Un giorno ebbi un incidente e se mia moglie mi avesse visto così, mia figlia! Aiuto, poi persi i sensi. In ospedale avevo un paio di mutandine da uomo, pensai, un miracolo. Invece no, dopo pranzo si presenta un infermiere, Cesare. 'Ciao, sono Cesare, l'infermiere dell'ambulanza. Sono io che ti ho sostituito le mutandine. Se ti vedeva tua moglie, immaginavo il disagio. Non sono fatti miei, ma non è il caso di fare la trav con moglie e figli, poi vedi tu. Tra un paio di giorni ti dimettono, ti sei fatto qualche graffio, nulla più. Vienimi a trovare, questo è il mio indirizzo, metti le mutande giuste.' E mi diede un bacio sulla bocca e andò via.Un paio di giorni dopo lo vado a trovare. Mi offrì un caffè, poi si mise davanti a me che ero seduto e tirò fuori il cazzo. Gli feci un pompino, non solo per gratitudine, mentre io mi masturbavo sulla sedia. Venimmo insieme: lui nella mia bocca, io schizzai sui miei vestiti. 'Torna pure quando vuoi, se vuoi essere scopata dimmelo prima però,' e mi diede un bacio dolce come il suo seme.
Dopo quel bacio dolce, con il sapore del suo seme ancora in bocca, uscii dall'appartamento di Cesare con le gambe tremanti e i vestiti appiccicosi di sborra. Il cuore mi batteva forte, non solo per l'orgasmo che avevamo condiviso, ma per quel brivido nuovo che mi pervadeva. Le sue parole – 'se vuoi essere scopata' – mi riecheggiavano nella testa, accendendo un fuoco che non sapevo di avere dentro. Tornai a casa, mi lavai in fretta per non destare sospetti con mia moglie, e quella notte, mentre lei dormiva accanto a me, infilai di nuovo un paio di mutandine di pizzo sotto il pigiama. Il tessuto sfregava contro il mio cazzo, già semi-eretto al ricordo di Cesare, e dovetti masturbarmi piano per calmarmi, venendo in silenzio sul lenzuolo.
I giorni successivi furono un tormento. Al lavoro, ogni pausa caffè mi faceva pensare a lui, al suo cazzo spesso che mi aveva riempito la bocca. Mia figlia mi chiedeva perché fossi distratto, e mia moglie notava il mio umore strano, ma io sorridevo e dicevo che era lo stress post-incidente. Dentro di me, però, il segreto si era espanso: non era più solo il mio fetish per le mutandine da donna, ma il desiderio di Cesare, di quel suo tocco sicuro e dominante.
Non resistetti a lungo. Due giorni dopo, gli mandai un messaggio con l'indirizzo che mi aveva dato. 'Vieni pure,' rispose subito, 'e stavolta porta quelle mutandine che ti piacciono tanto.' Il mio pisello si indurì all'istante leggendo quelle parole. Arrivai da lui nel tardo pomeriggio, il cuore in gola. Mi aprì la porta in pantaloni da ginnastica attillati, il rigonfiamento evidente, e mi fece entrare con un sorriso complice.
'Siediti,' disse, porgendomi un caffè bollente. Parlammo poco, solo di banalità sull'ospedale e sul mio recupero, ma i suoi occhi mi divoravano, scendendo sulle mie gambe come se sapesse già cosa indossavo sotto i jeans. 'Hai portato le mutandine giuste?' chiese alla fine, posando la tazza e avvicinandosi. Annuii, arrossendo, e lui rise piano. 'Fammi vedere.' Mi alzai, slacciai la cintura e lasciai cadere i pantaloni. Sotto, un paio di mutandine rosa di seta, che stringevano il mio cazzo già duro contro il tessuto.
Cesare emise un gemito di approvazione, accarezzandomi l'erezione attraverso la seta. 'Sei una troia vestita così,' mormorò, e quelle parole mi fecero rabbrividire di eccitazione. Mi spinse giù sulla sedia, come la volta prima, e tirò fuori il suo cazzo, grosso e venoso, già gocciolante di pre-sborra. 'Succhia,' ordinò, e io obbedii avidamente, prendendolo in bocca fino in gola. La seta delle mutandine sfregava contro la mia pelle mentre mi masturbavo, le dita che premevano sul clitoride immaginario che sentivo pulsare lì sotto.
Lui mi afferrò i capelli, scopandomi la bocca con spinte ritmiche, grugnendo: 'Brava puttana, ingoia tutto.' Io gemevo intorno al suo cazzo, le lacrime agli occhi per lo sforzo, ma il piacere era travolgente. La mia mano accelerò, strofinando il pisello intrappolato nelle mutandine, e venni per primo, schizzando copioso contro il tessuto, inzuppandolo. Cesare rise, spingendo più a fondo, e poi esplose, inondandomi la bocca di sborra calda e salata. La ingoiai quasi tutta, lasciando che un po' colasse sul mento.
Mi baciò di nuovo, leccando via il resto dalla mia faccia. 'Ora, se vuoi di più,' disse, accarezzandomi il culo attraverso le mutandine bagnate, 'dimmelo. Ti scopo come meriti.' Annuii, ansimando, il corpo ancora scosso. 'Sì, scopami,' sussurrai, e lui mi portò in camera da letto.
Mi spogliò piano, lasciando solo le mutandine, e mi fece inginocchiare sul letto a quattro zampe. Sentii le sue mani spalancarmi le natiche, il dito che premeva contro il mio buco stretto attraverso la seta. 'Rilassati,' mormorò, lubrificandosi il cazzo con la vasellina Spostò le mutandine di lato, esponendo il mio culo, e spinse la cappella contro l'ingresso. Bruciava, ma il dolore si mescolò subito al piacere quando entrò piano, centimetro dopo centimetro.
'Oh cazzo,' gemetti, aggrappandomi alle lenzuola mentre lui mi riempiva completamente. Iniziò a pompare, le palle che sbattevano contro di me, le mutandine che sfregavano il mio pisello semi-eretto. 'Sei stretto come una figa,' grugnì Cesare, accelerando, una mano che mi strizzava i capezzoli. Io spingevo indietro, incontrando le sue spinte, perso nel ritmo. 'Scopami più forte,' lo implorai, e lui obbedì, martellandomi senza pietà.
Venimmo insieme di nuovo: io schizzai sulle lenzuola, lui dentro di me, il suo sperma che mi colmava caldo e appiccicoso. Crollammo sul letto, ansimanti, e lui mi tenne stretto, baciandomi il collo. 'Torna quando vuoi, mia puttana in mutandine,' sussurrò. Sapevo che lo avrei fatto, presto, lasciando a casa moglie e figlia per questo segreto proibito che mi consumava.
Nei giorni dopo, il nostro incontro divenne routine. Ogni volta che potevo sgattaiolare via, andavo da Cesare, indossando mutandine sempre più provocanti – rosse con merletto, nere trasparenti – e lui mi usava in modi sempre nuovi. Una volta mi legò le mani con una cravatta, scopandomi la bocca fino a farmi lacrimare, mentre mi masturbavo sulle mutandine. Un'altra, mi fece sdraiare e mi penetrò piano, sussurrandomi quanto fossi femminile così, con il mio culo che lo stringeva come una fica.
Il rischio aumentava: mia moglie iniziò a sospettare le mie assenze, ma io mentivo con facilità, eccitato dal pericolo. Cesare mi mandava foto del suo cazzo, e io mi rinchiudevo in bagno per segarmi, venendo nelle mutandine al pensiero di lui. Il nostro legame si intensificava, un misto di gratitudine, lussuria e quel lato femminile che lui alimentava senza giudizio.
Una sera, dopo una sveltina nel suo appartamento – lui che mi aveva scopato contro il muro, le mutandine abbassate solo quel tanto che bastava – mi disse: 'Porta tua moglie e tua figlia fuori per il weekend. Vieni da me per due giorni interi. Ti vesto come si deve.' Il cuore mi saltò un battito. Immaginai mutandine, calze, forse un reggiseno, e il suo cazzo che mi sfondava senza fretta. 'Sì,' dissi, 'voglio essere la tua troia.' E così, il nostro segreto si fece ancora più profondo, un mondo di piacere maschile e femminile intrecciati, dove il mio pisello drizzava solo al suo comando.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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